Rischi della laparoscopia nella diastasi addominale

Diastasi laparoscopia, perforazione intestinale e infezione rete (caso 1)

Gli interventi per diastasi addominale eseguiti con tecniche laparoscopiche, anche se pubblicizzati come "mini-invasivi" prevedono il posizionamento di una rete, di necessità a diretto contatto con i visceri (rete intraperitoneale).

La rete (ed i relativi mezzi di fissaggio detti Tacker) essendo a contatto con i visceri, possono dar luogo a complicanze anche a medio o lungo termine che vanno  dalla sindrome aderenziale fino alla perforazione intestinale.

L'intestino a contatto diretto con un corpo estraneo protesico (rete intraperitoneale e mezzi di fissaggio) può aderire ad esso, soffrendo della limitazione nei suoi movimenti (sindrome aderenziale) o peggio può lentamente lesionarsi (decubito o perforazione) anche in tempi lunghi.

Il problema non è la rete di per sé è ma è il "dove questa rete è alloggiata", cioè a contatto con diretto con i visceri.

Una microperforazione intestinale può divenire una continua sorgente di batteri che contaminano la rete stessa e la cavità addominale imponendo una risoluzione chirurgica come vediamo in questo caso clinico e rappresentato nello schema.

Ecco perché siamo contrari alle metodiche in laparoscopia e preferiamo operare prevalentemente in robotica.

In chirurgia robotica R-Tapp infatti, non vi è alcun contatto tra rete e l'intestino eliminando alla radice il rischio di queste complicanze.

Diastasi laparoscopia, recidiva dolore e aderenze (caso 2)

Questo caso di recidiva in seguito a tecnica laparoscopica partiva da una ai limiti minimi dell'operabilità..

La paziente non presentava particolari fattori di rischio essendo normopeso e senza comorbilità.

In questo caso quindi la recidiva è molto verosimilmente dovuta a un cedimento primitivo della sutura.

Ciò potrebbe avere spiegazione nel fatto che la sutura in questi interventi è di tipo posteriore (plicatura posteriore), quindi sbilanciata posteriormente (introflettente o estroflettente) con una certa asimmetria e probabilmente meno resistenza tensile rispetto ad una sutura centrale.

Tale sutura comprende oltre ai tessuti muscolo-aponeurotici necessari, anche tessuto peritoneale e grasso pre-peritoneale, che si interpongono nella rima di sutura probabilmente interferendo con la cicatrizzazione e limitando la tenuta della linea mediana ricostruita.

Il dolore che descrive la paziente è dovuto ai mezzi di fissaggio della rete denominati Tacker che penetrano nella parete addominale e possono determinare di punti di trazione focale (non necessariamente sotto sforzo) e irritazione di terminazioni nervose.

I disturbi della canalizzazione intestinale sono determinati da sindrome aderenziale che facilmente si manifesta a causa della rete intraperitoneale, la quale inevitabilmente entra in contatto con l'intestino.

Su questa paziente abbiamo deciso di mantenere un atteggiamento conservativo per ora.

Reintervenire dopo una tecnica laparoscopica pone una serie di problematiche non banali.

Come abbiamo visto nel caso precedente  (dove bisognava provvedere subito a causa della perforazione), questi reinterventi sono di difficile approccio endoaddominale, avendo la rete a contatto con l'intestino.

I reinterventi di questi casi clinici non sono quindi privi di rischi e talvolta (nei casi non urgenti) non è semplice decidere sia conveniente correggere chirurgicamente o mantenere un atteggiamento conservativo.

Pertanto, come diciamo sempre è bene valutare accuratamente la tecnica perché le transizioni da una ricostruzione all'altra sono rischiose e non sempre possibili.

Attenzione alle pubblicità sul web e ai gruppi social

In entrambi i casi sovrastanti le pazienti si erano affidate allo stesso medico allettate da pubblicità e gruppi social a tema che riportavano "tecnica mini-invasiva" , "anestesia light" , "assenza di recidive" , "professore di indubbia bravura" e cose del genere.

Entrambi i casi partivano da diastasi piccole, alla soglia minima di operabilità non avevano fattori di rischio o comorbilità particolari.

Entrambe le pazienti erano convinte di essere state operate con una fantomatica anestesia "light o soft senza intubazione " ma in realtà consultando la cartella clinica è documentata  chiaramente anestesia generale (come normalmente dovrebbe essere).

Entrambe le pazienti non avevano capito la reale struttura dell'intervento, sapevano che c'era una rete ma non "dov'era", cioè a livello intraperitoneale (a contatto con l'intestino).

Facendo una ricerca sul medico in questione abbiamo riscontrato che nonostante egli si fregi del titolo di professore non ne abbia diritto, non essendo ne ordinario ne associato presso alcuna università.

Sarebbe da verificare pertanto anche la rimanente parte del suo curriculum, ove sotto la voce "pubblicazioni scientifiche", a un primo sguardo numerosissime, si trovano invece elencate soltanto semplici partecipazioni a congressi, per lo più in qualità di spettatore.

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